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Fucecchio

Una sala parrocchiale a 'Don Giuseppe Mainardi': è stata inaugurata a La Torre

Realizzata nella ex cantina della canonica, ospita la mostra permanente sulla storia della chiesa locale. Il taglio del nastro in occasione della processione pe ril patrone. Presente anche il sindaco
13/03/2012 - 09:49

Domenica 11 e lunedì 12 marzo 2012: due date estremamente significative per la parrocchia di S. Gregorio Magno alla Torre, nel Comune di Fucecchio. Due date che esprimono un’atavica devozione nei confronti del Patrono che fu Papa e Dottore della Chiesa. Ogni anno, "ab immemorabili", i torrigiani si recano in devota processione alla fonte miracolosa, detta di S. Gregorio, al centro di una piccola vallata di verde, immersa in un ambiente di considerevole fascino, poco distante dalla chiesa parrocchiale.

La festa del Patrono rappresenta il più importante elemento di identità e unità dei torrigiani: "Un appuntamento sentito, desiderato, amato. Essa infatti più che un giorno di festa rappresenta un punto di riferimento per la storia del paese" (così si esprimeva il settimanale diocesano La Domenica il 7 marzo 1937).

 

Un appuntamento a cui tutto il popolo partecipa "con l’ardore di figli devoti". Una data speciale non solo per gli abitanti di Torre, ma anche per gli ex parrocchiani trasferitisi in altri luoghi nel corso della loro vita e che ogni anno tornano nel "borgo natio" per devozione, per evocare ricordi, per scambiarsi impressioni ed affetti. È una processione faticosa, fra i campi, ma i torrigiani la fanno ad ogni costo; anche se piove, portando in spalla la pesante statua del Patrono fino in fondo alla valle. A Torre il 12 marzo di ogni anno ci sono tutti. È il giorno in cui tutti si vogliono rivedere, parrocchiani ed ex parrocchiani.

 


Quest’anno un tepore primaverile ha caratterizzato i due giorni di festa. La processione alla fonte svoltasi domenica pomeriggio è stata allietata dal gruppo musici della contrada Torre ed è stata guidata dal parroco Tomàs Zaragoza e da Monsignor Andrea Cristiani, Arciprete di Fucecchio, che ha benedetto l’acqua che sgorga, da secoli, nel punto in cui la tradizione colloca il “miracolo” compiuto dal Santo in un periodo di grave siccità. A coronamento della festa patronale, quest’anno il Consiglio Pastorale ha voluto ricordare il defunto Priore Mainardi, al quale è stata dedicata un’ampia sala parrocchiale adiacente alla “sua” chiesa.

 

Domenica pomeriggio, alle ore diciassette, è stata inaugurata e benedetta la sala “Don Giuseppe Mainardi”, realizzata nella ex cantina della canonica, uno degli ambienti più antichi di Fucecchio, poiché quella era la base dell’antica torre tardo medioevale che ha dato il nome alla frazione. È stato così recuperato uno spazio bello (lungo oltre dodici metri con una meravigliosa volta a mattoni) e significativo dal punto di vista culturale e religioso: lì, infatti, si trovano le radici storiche della frazione. Per rendere ancora più prezioso l’ambiente recuperato, vi è stata allestita la mostra fotografica permanente sulla storia della parrocchia dagli ultimi anni dell’Ottocento (con la costruzione del primo campanile) fino alla fine del Novecento, in cui si ripercorrono, in particolare, i sessant’anni del ministero pastorale di Don Mainardi.

 

L’importanza dell’evento è stata sottolineata dalla presenza di Mons. Cristiani, che ha benedetto la lapide commemorativa, e del Sindaco di Fucecchio, Claudio Toni, che ha voluto evidenziare l’attenzione che l’amministrazione municipale rivolge a preziose iniziative di recupero e di valorizzazione del proprio passato e delle proprie radici. Particolarmente significativa anche la presenza di Mons. Idilio Lazzeri, già Vicario Generale della Curia di S. Miniato, che, per alcuni anni, ha celebrato la Messa a Torre, in seguito all’ictus che aveva colpito Don Mainardi alla fine del 1991. Sia Mons. Cristiani che il Primo cittadino hanno voluto ricordare la figura di Mainardi, la cui presenza è oggi ancora più viva nella comunità parrocchiale.

 

Non sono mancate lacrime di commozione, specialmente in quei parrocchiani più anziani, che, per un attimo, sono tornati, con la mente, agli anni della giovinezza e della spensieratezza, allorché si ritrovavano a giocare insieme nella vecchia canonica, con “mamma” Ada e con il Priore, oppure quando partecipavano alla Messa vestiti da chierichetti, alle processioni paesane, agli incontri dell’Azione Cattolica o al Maggio, un tempo assai diffuso.

 


Quest’anno, dunque, la festa di S. Gregorio è stata una straordinaria giornata di vita comunitaria e di ricordi, che ognuno ha potuto rivivere in un pensiero che non si potrà mai cancellare.
 

Fonte: Francesco Campigli


 
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