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Prato

Lana (PdL): "Come integrare Cna impresa cinese"

"La prospettiva è condivisa da molti, ma il percorso per raggiungere quel risultato trova consensi solo a sinistra"
25/01/2013 - 20:05

Il consigliere del PdL Vittorio Lana ha inviato questo comunicato stampa sull'istituzione di Cna Impresa cinese.
 
La notizia della istituzione di CNA Impresa Cinese a Prato suscita discordanti reazioni e merita qualche attenzione in più di un semplice fatto di cronaca cittadina.

L’iniziativa viene presentata nel contesto di quelle sottese alla migliore integrazione dell’economia asiatica insediatasi con un crescendo vertiginoso nella Piana Pratese e Fiorentina, e sembra riscuotere il plauso di coloro che intravvedono, nell’associazione di categoria, il volano sicuro per una fusione nella filiera del tessile, dei vulcanici operatori economico-finanziari cinesi che hanno oramai sopravanzato sia numericamente che per volumi d’affari, quelli nostrani.

La prospettiva è condivisa da molti, ma il percorso formale e sostanziale per raggiungere quel risultato sembra trovare consensi, per ora, solo nello schieramento politico di sinistra, desideroso di promuovere tout court l’ingresso a pieno titolo delle ditte cinesi nel sistema locale, tutelandone indirettamente il percorso secondo le comprensibili attenzioni manifestate dall’Autorità Consolare e Diplomatica Cinese, più volte in visita nel distretto.

Si tratta di una visione avveniristica che immagina una economia globale retta da sistemi informati a divieti economici all’import-export e prelievi fiscali e contributivi, in regime di economia di mercato aperta e di libera concorrenza. Ma la realtà in cui operano le imprese cinesi della Piana è lungi dall’essere questa, poiché i fenomeni di importazione selvaggia di prodotti tessili a prezzi dumping, di evasione di diritti di confine, di trasferimento tramite money transfer della differenza tra prezzo reale e fatturato, dell’evasione fiscale e contributiva, di violazione delle disposizioni in materia di sicurezza dei posti di lavoro e di immigrazione, sono talmente diffusi ed a tutti noti, da costituire un serissimo ostacolo ai processi di regolarizzazione del mercato interno.

La Cina, com’è noto, dal 2001 è nel WTO, ma i nostri operatori sanno bene quanto sia difficile, almeno a breve termine, ottenere condizioni di reciprocità nell’import-export di prodotti tessili dal grande Paese asiatico, promettente mercato di sbocco del made in Italy.

Tuttavia ciò che rileva, sul punto, è il percorso legale d’ingresso dei cittadini non U.E. nell'area ex Schengen e gli obblighi che incombono sulle persone fisiche o giuridiche “fiscalmente residenti” nel territorio nazionale, in conformità delle regole Comunitarie in materia di dazi doganali e d’Imposta sulla Cifra d’Affari (IVA) e sopratutto dei principi Costituzionali (ex art. 53 Cost.: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva).
 
Perciò, indipendentemente dalla avvenuta registrazione anagrafica dei cittadini esteri tra la popolazione residente o i registri delle imprese, per il fatto obiettivo di svolgere sul territorio italiano una qualsiasi attività commerciale, di lavoro autonomo, impresa agricola, lavoro dipendente, essi acquistano appieno soggettività tributaria, sono tenuti a dichiararla ad osservare tutti gli adempimenti di legge oltreché pagare le imposte ed i contributi assicurativi e previdenziali al pari dei cittadini italiani. Questo è il discrimine. 

Di conseguenza, la pur auspicabile iscrizione di un imprenditore ad una associazione di categoria attribuisce carattere di uniformità ad una prassi consolidata è corollario, ma non il presupposto di un sostanziale autentico percorso di integrazione nella filiera del tessile-abbigliamento basato sul semplice rispetto delle regole ante.

Ecco, su questo punto, potrebbe essere fuorviante e persino pericoloso proporre soluzioni che potrebbero essere equivocate dal cittadino estero se non altro per ovvie difficoltà di comprensione linguistica e la stessa creazione di una struttura associativa a denominazione esotica è più facile che accentui piuttosto che appianare il discrimine.

Dal canto suo il Comune di Prato, con la Giunta Cenni, associa politiche di sostegno ai fenomeni dell’immigrazione a controlli sistematici del territorio che esprimono una governance attenta ed efficace che, piaccia o non piaccia, in una realtà di troppi schiavi della porta accanto ereditata da un recente passato, mira dritto al risultato di imposizione-accettazione di quelle regole, anche perché la Città di Prato non merita di essere additata, nell’immaginario collettivo, al far west ed a fenomeni di autentica violazione dei diritti umani.

Quanto al prossimo Deputato Biffoni, cui rivolsi il tempestivo auspicio di buon governo nell’interesse della Città, consiglierei maggiore prudenza nel farsi portatore di istanze che, per l’appunto, potrebbero non collimare del tutto con quelli generali economici e di sano sviluppo del Territorio che si propone di rappresentare in Parlamento. E non è una gita scolastica.

 

 

Cons. PDL Vittorio Lana


 
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