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Firenze

Torregalli, si misura il livello delle interleuchine su un gruppo di pazienti

L'obiettivi è quello di studiare i vantaggi della chirurgia mininvasiva. Al lavoro esperti guidati da Ferdinando Del Prete
10/10/2013 - 16:19

Prendi due pazienti, meglio se anziani, che si siano dovuti sottoporre a un intervento chirurgico ortopedico o traumatologico. Diciamo che entrambi abbiano una frattura pertrocanterica del femore, un incidente nel quale a quell’età, diciamo sopra gli 80 anni, spesso capita di incorrere. E diciamo anche che uno dei due sia stato operato con tecniche tradizionali e l’altro, invece, con le cosiddette tecniche mininvasive.

 

Ferdinando del Prete, chirurgo ortopedico all’ospedale di Torregalli, da un po’ di anni si è messo a studiare tutte le differenze che, da un punto di vista clinico, si possono riscontrare intervenendo nell’uno o nell’altro modo: non solo gli aspetti più ovvi e lapalissiani, quelli visibili a colpo d’occhio, ma anche quelli che qualche accertamento diagnostico può rivelare. I risultati sono stati presto sorprendenti, tanto che, dopo la pubblicazione di un importante studio internazionale nel 2012, sta conducendo ora due nuove ricerche, in una delle quali l’ospedale della Asl fiorentina è capofila di un gruppo di cui fanno parte anche il Cto di Firenze, il dipartimento di scienze ortopediche e traumatologia dell’Ospedale universitario Gemelli di Roma, i reparti di ortopedia degli ospedali di Prato e Vimercate.

 

Già lo studio del 2012, condotto dal dottor del Prete insieme ad altri specialisti del settore (T. Nizegorodcew, P. Regazzoni), metteva in evidenza che nel gruppo di pazienti anziani operati con tecnica mininvasiva, oltre alla minor incisione, veniva trasfusa inmedia una sacca e mezzo di sangue in meno a testa, ma soprattutto si registrava che i livelli di interleuchine – le proteine secrete dal sistema immunitario – circolanti nel sangue venoso nella fase postoperatoria erano inferiori a quelli circolanti nella fase antecedente l’intervento.

 

Quando c’è un trauma l’organismo umano produce immediatamente sostanze che innescano una reazione infiammatoria locale e subito dopo quelle capaci di stimolare processi riparativi diretti a mantenere l’equilibrio immunitario. Il ruolo preciso che queste sostanze, chiamate anche cytokine, hanno durante la guarigione di una frattura è ancora poco conosciuto, benché la prima fase del processo sia proprio quella infiammatoria, ma esse hanno localmente un ruolo determinante nella riparazione di molti tessuti: cute, sottocute, muscolo e osso.

 

Per la prima volta, insomma, la misurazione dei livelli di interleuchine circolanti è stata utilizzata per la quantificazione del danno chirurgico in traumatologia-ortopedia dalla comunità scientifica internazionale. C’era poi un altro dato che emergeva significativo: i pazienti operati in maniera mininvasiva nell’anno successivo all’intervento hanno avuto minori ricoveri per qualsiasi patologia ed una minore mortalità.

 

Di quei l’idea di approfondire lo studio avviando le nuove ricerche approvate dal Comitato etico della Asl che verranno eseguite in collaborazione con il Laboratorio aziendale di immunologia e allergologia: quella mirata a quantificare il trauma chirurgico prendendo in considerazione anche altri tipi di intervento tra i più frequenti per le fratture pertrocanteriche degli anziani, dove appunto i medici del San Giovanni di Dio guidano il pool di ospedali italiani coinvolti; e quella sulla quantificazione del trauma chirurgico nell’intervento di protesi totale d’anca eseguito in maniera convenzionale con approccio postero-laterale e quello anteriore mininvasivo.

 

Le tecniche mininvasive riscuotono un’attenzione sempre maggiore nei chirurghi sia per quanto riguarda la frattura del femore negli anziani, sia per interventi di elezione come la protesi d’anca che spesso interessano pazienti anche più giovani. Per gli anziani in particolare l’intervento tradizionale costituisce un trauma che va ad aggiungersi a quello incidentale e compromette spesso tutto l’organismo. La ricerca avviata nell’ospedale della Asl 10 dal dottor del Prete consente di adottare parametri validati per la quantificazione del trauma nelle procedure chirurgiche, dimostrando, con dati certi, i vantaggi delle metodica meno invasiva. La rilevazione delle interleuchine circolanti nel sangue venoso prima e dopo l’intervento, apre prospettive molto interessanti anche nell’ambito di altre specialità chirurgiche.

 

«È una frontiera di studi molto significativa – commenta il dottor Stefano Michelagnoli, direttore del dipartimento di chirurgia dell’Azienda sanitaria di Firenze – non solo per i benefici che può dare, ma anche perché appartiene al campo della ricerca pura, dove non sono interessi commerciali a far avanzare la scienza». 

Fonte: Ufficio Stampa - Azienda Usl 10 Firenze


 
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