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Pisa

Ecco i dati di Agenas sulle performance dell'ospedale. Su 36 indicatori ben 30 sono sopra la media

L'azienda ospedaliera precisa: "Molti nostri livelli di eccellenza non vengono presi in considerazioni perchè difficilmente paragonabili"
11/10/2013 - 17:53

L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana è un ospedale di rilievo nazionale ad alta specializzazione che non ha mutato la sua missione originaria, che è quella di fornire risposte a una domanda di qualità, efficacia ed efficienza delle cure sempre più esigente. Non l’ha mutata grazie alla sua secolare tradizione di scuola medica che coniuga assistenza e ricerca scientifica universitaria. Studio, disciplina, applicazione, sperimentazione, ‘know how’ e ‘skills’, ossia innovazione tecnologica e abilità: questi gli elementi che hanno fatto la storia dell’ospedale di Pisa.

 

Pertanto da qui bisogna partire per offrire una lettura più articolata dei dati del Pne-Piano nazionale esiti, pubblicati da Agenas-Agenzia per i servizi sanitari regionali la scorsa settimana, che ha fornito indicatori di performance per differenti tipologie di prestazioni. Iniziamo col dire che i risultati Pne, per l’Aoup come per tutte le altre Aziende sanitarie toscane, si collocano nel contesto nazionale in posizione di assoluto rilievo per il rapporto fra indicatori significativamente migliori della media nazionale e indicatori cosiddetti "rossi", che evidenziano aree potenzialmente critiche. Questi ultimi sono il “campanello d’allarme”, indicano cioè agli ospedali dove andare ad approfondire il controllo delle proprie attività. Lo spirito del Pne è quindi di aiutare le aziende sanitarie a migliorare i propri processi assistenziali. Ma lo stesso discorso vale in positivo, ossia vengono ugualmente segnalate le attività che occupano una zona di tranquillità assoluta o, addirittura, rappresentano dei punti di riferimento a livello nazionale.

 

Tuttavia, dovendo confrontare realtà ospedaliere diverse tra di loro per grandezza, casistica, volumi di attività, rapporto con il territorio e livello di innovazione, i dati del Pne esplorano solo una piccola parte delle attività dell’Aoup. Per questa ragione, tantissimi livelli di eccellenza presenti a Pisa non vengono presi in considerazione in questo studio, proprio perché presenti in pochissime altre realtà ospedaliere. Parliamo di tutte le linee trapiantologiche (trapianto di fegato, di rene, pancreas o midollo, quest’ultimo anche nel bambino) o di molte attività oncologiche per le quali l’Aoup rappresenta un punto di riferimento regionale (chirurgia dell’esofago, ginecologia oncologica e neurochirurgia). Ma ci sono altre linee chirurgiche che vedono l’Aoup primeggiare in Italia (chirurgia del pancreas, dell’obesità, chirurgia endocrinologica, senologica, chirurgia delle malformazioni congenite del palato). Per non parlare dell’oculistica e della chirurgia oftalmica, che vede Pisa primo ospedale al mondo ad aver impiantato la retina artificiale.

 

Analogamente, arrivano a Pisa pazienti da tutt’Italia per l’aritmologia interventistica e tutte le procedure di elettrofisiologia, per l’alta professionalità che c’è dietro da decenni. Stesso discorso vale per la radiologia interventistica, compresa quella vascolare  dell’encefalo. Punte di eccellenza anche nell’implantologia cocleare per la sordità infantile, nella chirurgia robotica, il cui punto di forza, che ci differenzia dagli altri ospedali che possiedono il sistema robotico, è la multidisciplinarità dell’utilizzo (per interventi di chirurgia cardiotoracica, generale, bariatrica, dell’esofago, ginecologica, urologica, otorinolaringoiatrica, endocrinologica e trapiantologica). Anche il Dipartimento di emergenza/accettazione con il pronto soccorso, la chirurgia d’urgenza, la neurochirurgia, la traumatologia, la neuroradiologia, la radiodiagnostica, le medicine d’urgenza, le terapie intensive, il centro ustioni, è un polo di alta complessità diverso da tante altre strutture di pronto soccorso, perché ospita reparti di frontiera dove arrivano i politraumi di più elevata complessità da tutta l’area vasta nord-ovest. Stesso distinguo va fatto anche per settori di eccellenza in alcune discipline mediche: la reumatologia, l’endocrinologia - che continua a essere polo di attrazione da tutt’Italia - la terapia delle patologie neoplastiche con fotoaferesi, la psichiatria e la farmacologia, tutte le attività del polo oncologico - che è il più importante dell’area vasta nord-ovest – la genetica medica o alcuni settori della neurologia come la cura della malattia di Parkinson e o della miastenia gravis. Da non dimenticare poi le cosiddette aree di servizio che riguardano i Laboratori, le Rianimazioni e le Radiologie, tutti con fortissime specializzazioni a supporto delle attività cliniche.

 

Tutti questi sono settori che non trovano rappresentazione nel Pne, e difficilmente la troveranno,  proprio perché talvolta unici a livello regionale, o con poche possibilità di confronto sul livello nazionale;  talvolta perché rappresentano punte di assoluta eccellenza del nostro ospedale. A queste specialità ‘esclusive’ appena elencate vanno ad aggiungersi gli indicatori segnalati nel Pne. Lo ricordiamo: su 36 indicatori complessivi, 6 sono in zona di allarme ma ben 30 risultano nella media, o significativamente superiori alla media. Sulle due criticità emerse sono già allo studio progetti di riorganizzazione e correttivi per riportare le performance agli standard attesi. 

 

Quindi, come ospedale e Università, accogliamo con favore tutte le iniziative di valutazione delle attività, poiché siamo certi che potranno rendere visibilmente conto dell’ottimo lavoro svolto. Accogliamo anche le raccomandazioni del Pne che ci esortano ad approfondire i punti  segnalati come critici. Vogliamo però ricordare anche una particolarità, che caratterizza la costruzione del modello di valutazione, e che rende di fatto improprio un confronto tra ospedali oggettivamente diversi: il riferimento va alla natura delle Aziende ospedaliero universitarie. Infatti, in questi ospedali, si concentrano spesso le attività di maggiore complessità e difficoltà diagnostica e terapeutica, che richiedono la presenza contemporanea di tanti specialisti, presenti solo in questo tipo di aziende. Il sistema di valutazione non riesce facilmente a tener conto di questi casi, spesso inviati da altri centri ospedalieri, con il rischio di non esprimerne la reale complessità nei dati di esito che, di conseguenza, potrebbero apparire peggiori di quanto siano in realtà. Proprio per tutte queste considerazioni ci è necessario far conoscere alla popolazione che si riferisce al nostro ospedale quello che in realtà stiamo facendo, attraverso una serie di iniziative ancora più penetranti, per cui chiederemo ai Direttori di Dipartimento di presentare i nostri punti di forza e i tutti i progetti di miglioramento, già in atto o futuri. Con l’occasione si intende ringraziare di nuovo tutti gli operatori e professionisti, sanitari e non, che hanno reso fondamentale raggiungere questi risultati 

Fonte: Azienda ospedaliera universitaria pisana


 
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