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Toscana

Fusione dei comuni, per l'Irpet si risparmierebbe 200 milioni. Mai comuni sotto i 20mila abitanti

Se le 287 municipalità toscane diventassero quindi 51 o 34 si risparmierebbe fino ad un quinto delle spese
11/10/2013 - 17:57

Con le fusioni di Comuni in Toscana si potrebbero risparmiare da 150 a 200 milioni di euro l'anno: fino ad un quinto cioè delle spese di funzionamento, dirottando quelle risorse su nuovi servizi per cittadini e imprese. I numeri li dà l'Irpet, l'istituto di programmazione economica della Regione Toscana, che oggi alla Camera di Commercio di Grosseto ha presentato uno studio sulle dimensioni dei governi locali e su come queste influiscano sui costi e l'offerta dei servizi. L'occasione è stata un seminario promosso dalla Commissione affari istituzionali del Consiglio regionale. La dimensione ottimale di un Comune, anche se da considerare non c'è solo il fattore demografico, non dovrebbe mai scendere sotto i 20-30 mila abitanti.

 

La Toscana conta meno comuni di molte altre regioni d'Italia. Per risparmiare da 150 a 200 milioni l'anno sui cosiddetti costi espliciti, che solo in parte riguardano la politica e molto di più hanno a che fare con l'organizzazione degli uffici e la burocrazia (e con le economie di scala che da 'piccoli ' non si possono attivare) si dovrebbero però creare comuni molto più grandi degli attuali: secondo le simulazioni dell'Irpet da 51 a 34 al posto di 287, che dopo i referendum che ci sono stati dalla primavera alla scorsa settimana e in cui hanno prevalso i sì già si ridurranno comunque dal 2014 a 279. Se poi si considerano i 'costi impliciti', che spesso sono una zavorra ancora più pesante, i vantaggi diventano ancora maggiori. Si tratta dei costi legati allo sviluppo a cui si rinuncia quando il Comune è troppo piccolo o non ha competenze adeguate, quando la sua capacità di agire è poca cosa, quando i tempi si allungano perché per andare avanti è necessario l'accordo di altri Comuni o di altri enti o quando gli ambiti sono troppo ristretti per un approccio strategico che potrebbe davvero risolvere i problemi. Una cosa appare chiara: ad unirsi ci si guadagna sempre, anche solo dalla fusione di due comuni, magari non da subito ma in prospettiva. Al netto degli incentivi regionali e statali su cui chi si unisce può contare per almeno cinque o dieci anni.

 

Zone socio-sanitarie e SLL come confini - L'Irpet, nello studio presentato dalla ricercatrice Sabrina Iommi, ha fatto una proiezione raggruppando gli attuali comuni toscani prima nelle zone socio-sanitarie (ZSS) utilizzate per la programmazione dei servizi socio-assistenziali di base - 34 in tutta la Toscana e che corrispondono in buona parte alle ex associazioni intercomunali degli anni '80 pensate da Bartolini – e poi utilizzando come criterio invece i sistemi locali del lavoro (SLL), 51 nella regione e che corrispondono ai bacini al cui interno i pendolari si muovono ogni giorno. Raggruppando i Comuni per gli ambiti dei sistemi del lavoro locale si risparmierebbero 96 milioni sui costi della burocrazia e 65 su quelli della politica (che sarebbero dimezzati e forse qualcosa in più). Con le zone socio-sanitarie il risparmio sulle spese di funzionamento salirebbe a 140 milioni e praticamente lo stesso rimarrebbe quello sulla politica.

 

A Grosseto quattro od otto comuni al posto di ventotto - Una simulazione analoga è stata condotta sul solo territorio della provincia di Grosseto. Con le zone socio sanitarie gli attuali 28 comuni grossetani diventerebbero quattro e si risparmierebbero 20 milioni (il 30,5%) delle spese di funzionamento. Grosseto si allargherebbe a Campagnatico, Castiglion della Pescaia, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccastrada e Scansano. Nascerebbe un comune delle Colline metallifere con Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Montieri, Scarlino e Monterotondo Marittimo: altri otto comuni in uno per le Colline dell'Albegna (Capalbio, Isola del Giglio, Magliano in Toscana, Manciano, Monte Argentario, Orbetello, Pitigliano e Sorano) e sette per l'Amiata Grossetana (Arcidosso, Castel del Piano, Castell'Azzara, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano e Semproniano).

 

Appena due milioni in meno, ovvero diciotto l'anno, si risparmierebbero utilizzando come matrice i sistemi locali del lavoro. In questo caso i nuovi Comuni del grossetano anziché quattro sarebbero otto, mentre tre (Monterotondo, Cinigiano e Civitella Paganico) finirebbero in altre province. Ci sarebbe il comune di Castel del Piano, Seggiano ed Arcidosso e di Follonica, Gavorrano e Scarlino. Grosseto si unirebbe a Campagnatico, Castiglion della Pescaia, Roccastrada e Scansano. Manciano si fonderebbe con Semproniano e Massa Marittima con Pontieri. Nascerebbe un comune unico a Orbetello, Capalbio, Isola del Giglio, Magliano in Toscana e Monte Argentario. Pitigliano si unirebbe a Sorano e Castell'Azzara con Roccalbegna e Santa Fiora. Monterotondo finirebbe invece fuori provincia con Pomarance e Cinigiano e Civitella Paganico con Montalcino.

Fonte: Regione Toscana


 
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