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San Casciano val di Pesa

Riportati alla luce gli affreschi della Cappella di Ponterotto

Apre al pubblico un gioiello ‘ritrovato’ nella Valdipesa. Sono raffigurati la 'Madonna dell'Acqua', incorniciata dai Santi Giovanni Battista e Lorenzo
12/10/2013 - 11:26

Una Vergine che protegge e favorisce l’acqua, forse della Pesa, è il tesoro nascosto di Ponterotto, di una comunità che nel sedicesimo secolo considerava il torrente una fonte di vita primaria, necessaria all’economia della valle e al sostentamento dei suoi abitanti. E’ la Madonna dell’Acqua, affrescata per mano fiorentina all’interno di una cappella rinascimentale situata nell’area del Ponterotto, a San Casciano Val di Pesa.

 

Un tesoro oggi ritrovato e rivelato grazie ad un intervento di restauro che il proprietario, l’architetto Alessandro Bellini, ha messo in piedi con l’intento di valorizzare un gioiello dell’arte rinascimentale e, in collaborazione con il Comune, metterlo a disposizione del pubblico con apertura continuata. “Un’opera bellissima – ha commentato il sindaco di San Casciano Massimiliano Pescini – di cui si è riappropriata la comunità grazie alla passione, alla generosità e alla competenza dei proprietari. L’idea di renderla fruibile al pubblico, patrimonio da tutti ben visibile, è apprezzabile sotto tutti i punti vista”.

 

Il restauro ha riportato alla luce un’opera pittorica realizzata nella seconda metà del 1500 da un artista di scuola fiorentina e commissionata da una nobile famiglia piemontese: gli Scarampi. Oltre alla Vergine, nell’affresco sono raffigurati sul lato sinistro San Giovanni Battista che indica sia il Padre Benedicente, rappresentato sopra di lui sia la scritta con la data di esecuzione degli affreschi (13 settembre 156…). Sul lato destro è raffigurato San Lorenzo mentre sopra le due finestre ci sono due ovali monocromi dove sono dipinte la Natività, la Madonna con Bambino e ai piedi, inginocchiato in posa implorante, il committente degli affreschi: un membro della famiglia Scarampi, come testimonia la presenza dello stemma, un ovale con cinque aste rosse su campo giallo oro.

 

Il restauro è stato eseguito dopo cinquant’anni di abbandono. Nella prima fase la Cappellina del Ponterotto era un tabernacolo a edicola a pianta quadrata costruito poco dopo la metà del sedicesimo secolo a cavallo dell’antica gora che forniva l’energia necessaria al funzionamento del mulino di Paterno. Successivamente la proprietà passò ai Salviati che alla fine del diciassettesimo secolo trasformarono l’edicola in cappella con la costruzione dell’aula antistante e della facciata. Vi si sono svolte funzioni religiose fino alla metà degli anni ’60. La cappella è visitabile tutti i giorni con orario continuato.

Fonte: Ufficio Stampa Associato del Chianti Fiorentino


 
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