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Castagneto Carducci

Vendemmia 2013: il Consorzio Doc Bolgheri traccia un bilancio decisamente positivo

I vignaioli finalmente hanno visto maturazioni lente ma eleganti e ricche di aromi
12/10/2013 - 18:26

La vendemmia 2013 a Bolgheri sembra ad oggi rispettare i canoni di maturazione più tipici per ogni varietà bolgherese: Merlot fruttati, Cabernet Sauvignon intensi, Cabernet Franc armonici. 

 
 
Nessuna stonatura negli ultimi giorni di sole ed il ritardo nella raccolta (7-10gg) ha esaltato ancor di più l’influenza del terreno, diverso da zona a zona, donando certamente una complessità che come affermano i produttori, darà interessanti risultati.
 
 
Una soddisfazione auspicata soprattutto per il grande pregio dei suoli e dei vignaioli che finalmente hanno visto maturazioni lente ma eleganti e ricche di aromi. 
 
 
A detta di tutti i produttori del Consorzio Doc Bolgheri, l’andamento meteo di questo anno ha influito positivamente sui vigneti e la vendemmia è risultata con chicchi esuberanti, grappoli pieni, in sintesi una annata decisamente positiva. 
 
 
 
 
Il territorio
 
 
Bolgheri è una terra che sembra vivere uno “stato di grazia”, un’enclave che regala ad ogni vendemmia una sorpresa diversa. La Doc Bolgheri produce un rosso elegante e complesso attraverso cui si percepiscono i caratteri di un terroir che corre parallelo alle spiagge della Maremma settentrionale situate in provincia di Livorno, nel Comune di Castagneto Carducci. 
 
Ad est una catena di colline corre, parallela alla spiaggia, tra Bibbona e Castagneto, protegge vigneti e oliveti dai venti del nord, che, durante l’inverno, provocano spesso rigide gelate. In estate, invece, questo corridoio è percorso da venti rinfrescanti che si generano tra le valli del fiume Cecina a nord e del torrente Cornia a sud. 
 
L’identità di Bolgheri è data dal mare, i venti rinfrescanti che provengono dal mare e le discrete escursioni termiche di agosto e settembre provocano delle maturazioni lente e regolari di tutte le componenti qualitative dell’uva, zuccheri, polifenoli e aromi, e contribuiscono a mantenere alta l’acidità, necessaria per dare equilibrio ai vini. 
 
 
Il microclima di Bolgheri si avvale anche di una forte luminosità: oltre a quella diretta del sole, si ha un effetto di riflessione da parte dello specchio di mare situato ad ovest.
La temperatura media annua è di circa 14°C, con 18,6°C da aprile a settembre, 7,5°C da dicembre a gennaio e di 24°C in agosto.
 
 
La piovosità media annua è di circa 600 mm., con piogge statisticamente ben distribuite: più abbondanti durante lo sviluppo vegetativo, meno frequenti durante la maturazione del frutto, poi di nuovo abbondanti dopo la vendemmia. 
 
Caratteri importanti che permettono ad ogni produttore di lavorare sul rispetto di ciò che il vino riesce ad esprimere, ecco perché ogni decisione presa in vigna e in cantina parte dall'assecondare l’unicità che esiste nel vino sin dall'origine, ovvero in terra.
 
 
I terreni di Bolgheri hanno infatti una grande variabilità in un ambito piuttosto ristretto.
 
 
Vi sono dei terreni alluvionali, di origine fluviale, con ciottoli tondi depositati dagli antichi corsi d’acqua, vi sono poi terreni di origine marina, con sabbie eoliche, dei calcari e delle argille. 
 
E ancora rocce vulcaniche provenienti dalle Colline Metallifere ad est. Troviamo suoli argillosi, argillo-sabbiosi o sabbiosi-argillosi, argillo-limosi, o completamente sabbiosi. Le riserve d’acqua e gli elementi nutritivi variano molto da una zona all’altra. 
 
 
Questi suoli si trovano disposti su terrazze a diversi livelli, in modo che la struttura generale riesce mediamente a mantenere l’umidità in profondità, restituendola nei periodi siccitosi.
 
 
Si possono individuare tre grandi zone: le colline, la zona intermedia e la zona più vicina al mare. Sulle colline si trovano i depositi alluvionali più antichi. L’alluvione ciottolosa è inoltre caratterizzata da una buona presenza di ossido di ferro. In basso i depositi fluviali sono più giovani e si mescolano, ad ovest, con quelli marini.
 
 
La densità dei vigneti è molto variabile. I più vecchi hanno una densità di 3.600/4.500 ceppi per ettaro per passare ad aziende che arrivano a 6.000/6.500 ceppi, con una maggioranza di nuovi impianti. 
 
 
Il sistema di allevamento prevalente è il cordone speronato singolo, ma non mancano esempi di guyot e addirittura di alberello. I vitigni più impiantati sono ovviamente quelli la cui vocazione è stata largamente dimostrata, come per Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. 
 
 
La sperimentazione che dura ormai da quasi un ventennio, ha dimostrato le potenzialità anche di altri vitigni come Syrah e Petit Verdot. Per i vini bianchi, il Vermentino è attualmente la più impiantata. Il Sauvignon Blanc, dopo alterne vicende, sta ritrovando una sua dimensione altamente qualitativa, ed è spesso affiancato dal Viognier.
I vini di Bolgheri sono eccezionali come eccezionale è la terra che li produce, la loro unicità è diventata un vero e proprio caso internazionale soprattutto perché la storia è recente rispetto agli altri luoghi sacri del vino come Barolo, Borgogna, Bordeaux, Brunello di Montalcino. 
 
 
La storia di Bolgheri è contemporanea, una sorta di miracolo enologico che distingue la Doc Bolgheri dal resto d’Italia, soprattutto pensando alla mancanza di una tradizione di coltivazione e di una specifica tipologia di vino.
 
 
Tutto è iniziato con il Sassicaia, il vino che a tutti gli effetti ha dato il via al fenomeno Bolgheri, un modello che trova nell’eleganza la sua filosofia principiale. 
Sassicaia è il padre di tutti i “bolgheresi” ed è il vino da cui si è sviluppata quella che oggi viene definita l’identità Bolgheri, una “identità” di territorio unica nel suo genere proprio per la eccellenza delle sue diverse espressioni e interpretazioni produttive. 
 
 
Si tratta del primo vino per il quale sono state adottate sperimentazioni incentrate unicamente sull’uso di Cabernet Sauvignon abbinato a piccole parti di Cabernet Franc, il cui exploit definitivo avvene a Londra nel 1978 con l’annata 1972, quando per la prima volta un Cabernet italiano vinse sui grandi Bordeaux francesi.  
 
 
Tra il 1998 ed il 2000 a Bolgheri le vigne hanno iniziato a delineare una continuità di paesaggio, molti produttori già affermatisi in altre regioni viticole decisero di cimentarsi con questo “nuovo mondo”, un terroir dove produrre vini unici con vitigni di riferimento per il mercato americano e internazionale. 
 
 
E’ una storia giovane quella di Bolgheri, una storia che ha segnato un vero spartiacque nel panorama enologico italiano, costruita su pochi uomini (e poca vigna) che hanno saputo riconoscere il primo grande fattore di successo di questa terra, la qualità del luogo, del territorio perché a Bolgheri quello che fa la differenza è l’identità.
 
 
A Bolgheri non esiste un grande vino “tipo” e molti simili di qualità inferiore, come accade per il Barolo o il Borgogna, a Bolgheri ci sono gli storici Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Cavaliere, Paleo, Grattamacco, Guado al Tasso insieme a nomi più giovani ma di altissimo valore, tutti vini e uvaggi diversi, legati ad un preciso terroir, riconoscibili però da una identità comune: il sigillo di questo luogo. 
 

Fonte: Ufficio Stampa - Consorzio Doc Bolgheri


 
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